Ultimamente sento spesso persone dire una frase che conosco bene:
«Mi sembra di correre sempre, ma di non arrivare mai davvero da nessuna parte».
Non è solo una questione di impegni o di agenda piena: è una sensazione interna.
Come se la vita fosse un susseguirsi di cose da fare, decisioni da prendere, messaggi a cui rispondere, e la parte più viva di noi restasse un po’ schiacciata in fondo, in silenzio.
La mindfulness, per come la pratico e la insegno, non è un modo per rallentare il mondo esterno (magari!), ma un invito molto concreto: imparare a rallentare dentro, anche quando fuori tutto si muove in fretta.
In questo articolo voglio condividere alcune idee e pratiche semplici per restare presenti nei periodi intensi, senza fare rivoluzioni impossibili, ma cominciando da piccoli spostamenti di sguardo.
1. Non sei una “macchina rotta” se ti senti stanco
Quando la vita accelera, la prima reazione spesso è il giudizio:
«Dovrei farcela, perché sono così stanca/o?»
«Gli altri reggono, perché io ho bisogno di fermarmi?»
La verità è molto più umana e meno drammatica: non siamo progettati per essere sempre performanti. Il corpo e la mente hanno bisogno di alternanza: azione e riposo, concentrazione e pausa, fuori e dentro.
Un primo gesto di mindfulness è smettere di etichettare la stanchezza come “difetto” e cominciare a riconoscerla come informazione: Se sono esausta/o, il mio sistema mi sta dicendo qualcosa.
Non è un fallimento, è un messaggio.
Puoi partire da una domanda gentile: “Di cosa avrei davvero bisogno in questo momento?”
Non “cosa dovrei fare”, ma proprio: di cosa ho bisogno?
2. Il respiro come “ancora tascabile”
Non sempre possiamo staccare tutto, spegnere il telefono e partire per un ritiro di meditazione – e va bene così. La pratica di presenza ha senso solo se è portabile dentro la vita reale.
Un’ancora tascabile che puoi usare ovunque è il respiro. Non per “respirare bene” in modo perfetto, ma per ritrovare un punto fermo in mezzo alle onde.
Una pratica semplice:
- Siediti o resta in piedi così come sei.
- Porta l’attenzione al respiro, senza modificarlo.
- Conta mentalmente 5 respiri, solo questo: inspirare… espirare… (1) … fino a 5.
- Nota: aria che entra e che esce, il petto che si muove, l’addome che si solleva e si abbassa.
Sono 30–40 secondi, non di più.
Non ti risolve la giornata, ma cambia la qualità del momento. È come dire a te stessa/o: “Sono qui, mi vedo, non mi sto ignorando del tutto”.
Puoi farlo:
- prima di rispondere a un messaggio difficile
- in coda al supermercato
- prima di iniziare una riunione o una call
- quando senti che l’ansia sta salendo
3. Imparare l’arte del “minimo passo possibile”
Quando ci sentiamo sopraffatti, la mente tende a vedere tutto o bianco o nero: o faccio tutto, benissimo, oppure mollo tutto. La mindfulness propone un’altra strada: il minimo passo possibile.
Chiediti: “Qual è la cosa più piccola e concreta che posso fare, qui e ora, per stare un po’ meglio o per muovere avanti questo compito?”
Esempi molto semplici:
- non sistemare tutta la casa: metti a posto solo il tavolo
- non pianificare l’intero anno: scrivi le tre priorità di questa settimana
- non rivoluzionare la routine: vai a letto 15 minuti prima del solito
- non decidere “tutta la vita”: fai chiarezza solo sul prossimo passo
Questo approccio è profondamente mindful perché:
- ti ancora al presente,
- ti toglie dal blocco del “tutto o niente”,
- ti restituisce una sensazione di potere gentile: non controlli tutto, ma non sei nemmeno impotente.
4. Dire di no come pratica di presenza
Molte volte non è il tempo a mancare, ma lo spazio.
Accettiamo richieste su richieste: certo, lo faccio; sì, ci sono; va bene, me ne occupo io. E a un certo punto non sappiamo più dove finiamo noi e dove iniziano le aspettative degli altri.
Dire no, con rispetto, è una delle forme più concrete di mindfulness relazionale.
È un modo per dire: “Mi vedo, mi riconosco, non mi abbandono per essere sempre disponibile”.
Puoi cominciare dai “no” più piccoli:
- rimandare una chiamata che può aspettare
- non rispondere subito a un messaggio se sei stanca/o
- scegliere di non aggiungere un impegno extra a una giornata già piena
Non devi giustificarti troppo: una frase semplice, gentile e chiara è sufficiente.
Ad esempio: “In questo periodo ho davvero tanti impegni, non riesco a prendermi anche questo. Preferisco dirtelo con sincerità.”
Anche questo è presenza.
5. Permetterti di non essere al massimo (tutti i giorni)
Una cosa che ripeto spesso – anche a me stessa – è questa: la mindfulness non serve a renderci perfetti, ma più veri.
Ci saranno giornate in cui ti sentirai centrata/o, produttiva/o, capace di gestire mille cose. E altre in cui un piccolo imprevisto basterà a scombussolarti. Non significa che “non stai praticando abbastanza”, significa che sei umana/o.
Portare presenza nella vita di tutti i giorni non è mai un percorso lineare: a volte facciamo due passi avanti, uno indietro, poi un passo di lato. Ma, se continuiamo ad ascoltarci con sincerità, qualcosa dentro di noi cambia: diventiamo più morbidi, meno giudicanti, più disponibili a restare.
Una piccola pratica per oggi
Ti lascio un invito semplice, che puoi fare già oggi:
- Scegli un momento della tua giornata in cui di solito vai in “pilota automatico”
– ad esempio mentre ti lavi i denti, bevi il caffè, prendi il tram. - Decidi che, solo per oggi, farai quella cosa con attenzione piena:
- senti i sapori,
- osserva i suoni,
- nota le sensazioni nel corpo.
- Non devi cambiarla, solo esserci mentre accade.
È da qui che comincia tutto: non da grandi imprese, ma da minuscoli atti di presenza, ripetuti con gentilezza.

